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Impariamo a raccontare l’economia del bene e non solo dei beni

E’ possibile ripensare ad un modello economico che rimetta al centro l’uomo e i suoi reali bisogni? Un’economia del bene e non solo dei beni, che consenta di percepire una ricchezza dell’anima prima ancora che un profitto o una rendita di breve periodo?

Sono tutti quesiti posti al professor Luigino Bruni, noto economista, accademico alla Lumsa di Roma e fondatore della scuola di economia civile www.scuoladieconomiacivile.it Read more

Professor Bruni, come si comunica l’economia, quella giusta, quella con al centro l’uomo, l’ambiente, il lavoro, il rispetto, l’integrazione, la reciprocità?
Intanto prima di comunicarla è necessario che ci sia un modello economico di questo tipo: oggi i mercati, e conseguentemente le imprese, sono sotto pressione a causa di un isterismo che porta a concentrare tutte le energie nel massimizzare rendite e profitti nel breve periodo. Il tema della centralità del bene rispetto ai beni, è vincente solo se non rimane uno slogan: le decisioni occorre metterle in pratica, oggi non basta più avere motivazione, bisogna iniziare a raccontare e raccontarsi in modo nuovo, partendo dai tanti aspetti positivi insiti in ognuno di noi, in ogni impresa, in ogni imprenditore, in ciascun dipendente.

Quindi in sostanza lei ci sta dicendo professor Bruni che un nuovo modello di economia, basato sulle esigenze delle persona prima ancora che dei sistemi, è possibile solo se si ha il coraggio di guardare in una prospettiva differente, dove non esistono solo il profitto e il successo, ma una visione positiva del mondo, un modello di impresa più inclusivo e partecipato attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori?
L’impresa è un’organizzazione complessa dove occorre essere molto pratici e concreti, le motivazioni da sole non bastano. Si deve lavorare con una visione inclusiva, cercando di partire dalle cose positive e provare a raccontarle contaminando di buone intenzioni, sane partecipazioni, prospettiche visioni, chi collabora nella realizzazione del processo produttivo. L’impresa è il luogo della vita: se dovessi consigliare a qualcuno che vuole capire come funziona l’economia di un Paese, lo porterei senza indugio dentro un’azienda; lì è in grado di trovare tutto quello che serve a identificare la vita economica di una comunità. perché il mercato è un luogo di cooperazione e l’impresa ne è la migliore espressione.

Cosa serve quindi per cambiare rotta?
Una class action che decolonizzi gli interessi delle grandi lobby politiche ed economiche e consenta di raccontare l’economia, le imprese, la vita lavorativa di ognuno noi, partendo da ciò che è bene, contagiando di positività e trasmettendo fiducia, cercando di affiancare al modello tecnico, il modello umanistico, che veda l’uomo e i suoi bisogni tornare nuovamente al centro. Non dobbiamo prendere come modello solo il passato, che deve essere percepito come una storia scritta, da leggere anche più volte: oggi siamo chiamati a scrivere un’altra storia, la nostra storia.

Per essere un bravo imprenditore occorre…?
Una vocazione imprenditoriale che sia inclusiva e uno sguardo positivo sul mondo. Un bravo imprenditore deve trasmettere fiducia verso il futuro e lavorare per costruire un’economia che si basi sulla cooperazione.


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