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La governance intelligente al servizio della comunicazione

E’ il tema di questi anni: come governare la tecnologia e i contenuti che vi transitano. Da una parte c’è la necessità di certificare le informazioni, dall’altra governare il processo di condivisione delle stesse. La tecnologia dal punto di vista della diffusione della comunicazione ha aiutato moltissimo sia i produttori di contenuti sia i fruitori di media e piattaforme che sono nati proprio per ingaggiare e coinvolgere i propri lettori attraverso la pubblicazione di notizie.

La disintermediazione delle fonti e dei modelli di business editoriale hanno provocato un forte disorientamento nel mondo dell’informazione: accanto a chi un tempo era riconosciuto come il solo professionista della notizia, hanno guadagnato attenzione e fan, a colpi di click, i tanti influencer che, utilizzando le piattaforme di social network, blog e siti web, producono quotidianamente milioni di contenuti e di fatto generano informazione.

L’evoluzione di questo comportamento non può che essere una certificazione di qualità della notizia, dell’immagine, dell’idea, del sentiment: la decisione del NYT di sperimentare un framework blockchain per il sistema di archiviazione e condivisione di metadati sulle immagini utilizzate, è solo un esempio di governance intelligente dei contenuti. I processi di comunicazione non possono fare a meno della tecnologia, è l’utente che oggi essendo contemporaneamente fruitore, editor ed influencer, deve sapere come gestire al meglio questi contenuti, tutelando tutta la catena del valore. Il controllo non è gestibile, serve lavorare sulla cultura digitale e sulla consapevolezza individuale, per far si che ciascun utente prima di utilizzare e in molti casi di manipolare a proprio uso e consumo un contenuto, ne verifichi e ne rispetti la partenità. Un obiettivo che deve essere realizzato in modo inclusivo dai produttori di contenuti, dagli editori e dai titolari di piattaforme di informazione online, dagli operatori di comunicazione, dagli utenti del web. E’ l’unico modo per non subire la tecnologia e non danneggiare chi scrive, chi fotografa, chi realizza video, opere e contenuti in genere. Perché al centro non c’è mai la rete, ma chi è connesso e chi opera all’interno di essa.

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