Consulenza Strategica in Comunicazione Istituzionale e Corporate

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Si laurea a 53 anni. La nuova vita di una donna coraggiosa

Tre anni fa il sogno si trasforma in coraggio e diventa realtà. E’ la storia di Franca Damiani, donna torinese, classe 66, due figlie grandi, trent’anni di carriera lavorativa alle spalle passati nella stessa azienda e oggi anche una laurea in scienze della comunicazione. Le motivazioni che l’hanno spinta a riprendere gli studi, concludendo addirittura in anticipo il suo percorso, nonostante nel frattempo avesse anche perso il posto di lavoro, sono state il forte desiderio di voler completare la sua formazione professionale, già  certificata da una solida base di esperienza “sul campo” come responsabile Comunicazione e Marketing, ma soprattutto di aggiungere alla sua vita quel tassello di cui sentiva tanto la mancanza. Determinata nel suo intento, ha saputo conciliare lavoro, studio e famiglia, raggiungendo così il suo obiettivo.

Per quanto sia stato un percorso impegnativo, racconta Franca,  il desiderio di laurearmi e la gioia per ogni esame superato era talmente alta da generare la spinta propulsiva ad andare avanti, ad impegnarmi ancora di più. Purtroppo però a pochi mesi dalla laurea ho perso il lavoro, ma in quella difficile situazione ho voluto vedere il bicchiere mezzo pieno. Il lato positivo è stato potermi concentrare a tempo pieno sull’ultimo esame e sulla tesi, anticipando così la mia laurea da dicembre ad ottobre.”

Pochi giorni fa infatti ha coronato il suo sogno presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.  Ora cosa succederà?  “E’ stata una gioia indescrivibile. Sono  molto orgogliosa di me stessa, perché ci ho creduto fino in fondo e ci sono riuscita. Questo dimostra che nulla è impossibile e che i limiti esistono solo nella nostra testa. Ora spero di poter mettere a frutto esperienza e studio e ottenere un ruolo di responsabilità in un nuovo contesto lavorativo. Vorrei poi dire a tutti i giovani che hanno la fortuna di poter studiare, di farlo. È un privilegio non per tutti, una preziosa opportunità da non sprecare.”


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Imprese di Talento ricerca consulente junior per ufficio stampa e comunicazione d'impresa

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Si ricerca una figura junior per attività di consulenza in ufficio stampa e comunicazione d’impresa. Gestione di segreteria organizzativa ufficio di Milano, relazione con i giornalisti, stesura di comunicati stampa e contenuti editoriali per i social network. La figura sarà inserita in un contesto dinamico, di grande sviluppo. Per maggiori dettagli e invio cv scrivere a job@impreseditalento.com


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La governance intelligente al servizio della comunicazione

E’ il tema di questi anni: come governare la tecnologia e i contenuti che vi transitano. Da una parte c’è la necessità di certificare le informazioni, dall’altra governare il processo di condivisione delle stesse. La tecnologia dal punto di vista della diffusione della comunicazione ha aiutato moltissimo sia i produttori di contenuti sia i fruitori di media e piattaforme che sono nati proprio per ingaggiare e coinvolgere i propri lettori attraverso la pubblicazione di notizie.

La disintermediazione delle fonti e dei modelli di business editoriale hanno provocato un forte disorientamento nel mondo dell’informazione: accanto a chi un tempo era riconosciuto come il solo professionista della notizia, hanno guadagnato attenzione e fan, a colpi di click, i tanti influencer che, utilizzando le piattaforme di social network, blog e siti web, producono quotidianamente milioni di contenuti e di fatto generano informazione.

L’evoluzione di questo comportamento non può che essere una certificazione di qualità della notizia, dell’immagine, dell’idea, del sentiment: la decisione del NYT di sperimentare un framework blockchain per il sistema di archiviazione e condivisione di metadati sulle immagini utilizzate, è solo un esempio di governance intelligente dei contenuti. I processi di comunicazione non possono fare a meno della tecnologia, è l’utente che oggi essendo contemporaneamente fruitore, editor ed influencer, deve sapere come gestire al meglio questi contenuti, tutelando tutta la catena del valore. Il controllo non è gestibile, serve lavorare sulla cultura digitale e sulla consapevolezza individuale, per far si che ciascun utente prima di utilizzare e in molti casi di manipolare a proprio uso e consumo un contenuto, ne verifichi e ne rispetti la partenità. Un obiettivo che deve essere realizzato in modo inclusivo dai produttori di contenuti, dagli editori e dai titolari di piattaforme di informazione online, dagli operatori di comunicazione, dagli utenti del web. E’ l’unico modo per non subire la tecnologia e non danneggiare chi scrive, chi fotografa, chi realizza video, opere e contenuti in genere. Perché al centro non c’è mai la rete, ma chi è connesso e chi opera all’interno di essa.


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#allupoallupo

Come insegna la morale della favola “Al lupo al lupo” conosciuta anche come lo scherzo del pastore, attribuita ad Esopo, chi dà falsi allarmi non è più creduto neanche quando dice una verità. E’ una delle prime “lezioni” educative che si impartiscono ai bambini confermando che raccontare la verità è sempre la soluzione più giusta. Quello che non si spiega ai bambini è che la verità può essere comunicata in tanti modi e non sempre il risultato ottenuto, genera trasparenza e tranquillità, soprattutto al giorno d’oggi dove gran parte dell’informazione transita e viene amplificata, attraverso commenti, post, tweet e condivisioni, sui canali social.

Nessuna messa al bando della comunicazione online, la responsabilità non è dello strumento bensì di chi diventa editore di se stesso. Un caso che ha tenuto banco nelle ultime settimane e che ha riempito le bacheche di milioni di utenti del web, è stato il tormentone legato al nuovo allenatore della squadra di calcio campione d’Italia.

Abbiamo assistito per giorni ad un crescente isterismo social che ha generato un vortice di comunicazione molto interessante da analizzare, proprio perché alla base le informazioni su cui è stata costruita la digital spy story erano frammentate e realmente di difficile interpretazione. Ovviamente trattandosi della regina del calcio italiano e delle più importanti squadre di calcio al mondo tutti i fari erano rivolti sulla dirigenza e sul nuovo nome dell’allenatore. C’è una data però che ha segnato un fatto certo: il 23 maggio, un’agenzia stampa lancia una indiscrezione, utilizzando sempre la forma verbale del condizionale, che darebbe per imminente la firma di un Top Mister per guidare il club italiano nei prossimi 4 anni. BOOM! Inizia il digital show: per settimane sino alla comunicazione ufficiale che annunciava l’accordo con un altro Mister, si è assistito ad una vera e propria telenovela social, dove il sogno si confondeva con la realtà, dove l’informazione certa e circostanziata sembrava non contare più nulla, tutto era un “cerca-cerca” di prove, indizi, suggestioni, legate a quel nome, quello doveva essere il nuovo allenatore, quello giusto, quello che tutti volevano.

Questa vicenda ha messo in luce una grande falla legata al processo della comunicazione social: le gestione dell’emotività di chi edita o commenta un contenuto sui media digitali. Il tema oggi è proprio questo, lavorare sul valore che un contenuto possiede in quanto tale e sull’effetto che esso può generare verso l’esterno. Non possiamo pensare di considerare l’informazione una comunicazione d’impulso, serve capire the last and the after, ovvero ciò che genera una notizia e soprattutto l’effetto che potrebbe provocare. Quante volte ci sarà capitato di condividere un post o un tweet e poi accorgerci che quel contenuto che abbiamo consapevolmente voluto evidenziare sui nostri profili social al nostro pubblici, in realtà è una notizia vecchia o non confermata. In questo caso la nostra disattenzione va a influire sulla nostra coerenza percepita, e questo non è buono, se vogliamo che la nostra identità reale corrisponda con quella digitale. In caso contrario saremo noi ad essere delle fake news.

Il tema è quindi molto importante e delicato, che abbraccia un modello di informazione che deve tornare ad essere considerato un esempio da capire meglio e da trattare con profondo rispetto. Divulgare un’informazione è un effetto che deve venire dopo, e soprattutto deve essere ispirato da un senso di responsabilità ragionato e non certo emotivo. Anche perché come dicevano i latini “verba volant, scripta manent”.


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Imprese di Talento sponsor della Legal Community Italian Awards 2019

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In occasione della Legal Community Italian Awards 2019, dedicata alle eccellenze del mercato legale Italiano su tutto il territorio nazionale, in programma a Roma il prossimo 11 luglio, Daniele Salvaggio, fondatore di Imprese di Talento, sponsor della manifestazione, interverrà premiando una categoria e dialogando con gli ospiti sull’importanza dei processi di comunicazione per gli studi legali nell’ambito della brand reputation, del consenso e della rappresentanza. Clicca qui per visualizzare i dettagli dell’evento

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Il Competence Industry Manufacturing (CIM4.0) sceglie Imprese di Talento per la consulenza strategica in comunicazione corporate e istituzionale

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Il centro di competenza Competence Industry Manufacturing 4.0 (CIM4.0), supporto strategico e operativo per le imprese manifatturiere orientate alla digitalizzazione dei processi industriali nell’ottica dell’Industria innovativa (dalla progettazione alla produzione, dall’R&D alla Supply chain, dalla sicurezza alla Blockchain) ha scelto Imprese di Talento per la consulenza in comunicazione corporate e istituzionale. “Il lavoro con CIM4.0 – spiega Daniele Salvaggio, fondatore di Imprese di Talento – si inquadra in un percorso che la nostra società sta compiendo da tempo a supporto della cultura dell’innovazione e dell’imprenditoria 4.0, attraverso una consulenza di tipo strategico sui temi della rappresentanza e del consenso istituzionale – locale, nazionale e internazionale – e della corporate brand reputation, oggi elemento inscindibile per un buon governo delle relazioni, per un coerente posizionamento del mondo impresa, soprattutto PMI, sui mercati, italiani ed esteri, per la valorizzazione degli asset intangibili ma valoriali delle aziende, come la sostenibilità, il welfare, la diversity”.


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Imprese di Talento consulente per la comunicazione di Banca Generali Un Campione per Amico 2019

Imprese di Talento ancora al fianco, dopo cinque anni di attività, di quattro grandi campioni dello sport mondiale per promuovere nei confronti dei bambini messaggi abilitanti legati all’importanza dell’attività motoria, della sana alimentazione, della diversity, della gestione della vittoria e della sconfitta.

Imprese di Talento curerà anche per il 2019 tutte le attività di ufficio stampa del più importante tour educativo sportivo, patrocinato dal CONI, sponsorizzato da Banca Generali, organizzato oggi in Italia. Clicca qui per saperne di più

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L'ascolto oltre lo sguardo come nuovo paradigma delle associazioni di professionisti

Smantelliamo le caste, togliamo i privilegi, scardiniamo lo status quo! Evocazioni rivoluzionarie di una società che da una parte invoca un cambiamento, dall’altra tende a chiudersi all’interno di una mediocrità perimetrale che poco ha a che vedere con un reale cambio di passo. Tra i mondi corporativi nati con l’obiettivo di rappresentare ma spesso caduti nella tentazione di preservare per non evolvere, rientrano le associazioni di professionisti, recinti all’interno dei quali spiccano professionalità ed esperienze importanti, unite da un meccanismo di rappresentatività che ha la tendenza a parlare in modo autoreferenziale e non riesce più ad ascoltare, se stessa e chi rappresenta.

La crisi identitaria, che talvolta destabilizza di riflesso governance e bilanci, di moltissime organizzazioni di rappresentanza è una testimonianza chiara del fatto che non ci si accontenta più di far parte di un gruppo, più o meno grande che sia, influente o meno, portatore di privilegi un tempo da indossare come il vestito della domenica, oggi dimenticati nel cassetto della distrazione, si cerca qualcosa di più, un arricchimento che supera il senso di appartenenza. Si va alla ricerca disperata di un ascolto che consenta di allargare la propria visuale; di un ascolto che vada incontro alle esperienze e non le intercetti solo per convenienza; di un ascolto che possa trasformarsi in eco, propagando idee e coraggio.

Chi si trova a far parte di un’associazione di professionisti, come semplice socio o con qualsiasi ruolo o carica ricoperta, deve chiedere e promuovere un ascolto condiviso, continuo che vada oltre lo sguardo, perché l’oggi lo possiamo interpretare, il domani, che è poi la variabile che ci interessa di più, perché ci porta ad elaborare strategie e anche bilanci preventivi, è molto più difficile da contornare se pensiamo come singoli. Se ragioniamo invece come una vera rappresentanza, unendo le vision, le esperienze, le sensazioni, allora può essere fattibile provare ad essere degli strateghi previsionali.

Il ruolo quindi di un’associazione che rappresenta una categoria di professionisti deve necessariamente rispondere ad una esigenza tanto banale quanto complicata: ascoltare e ascoltarsi, continuamente. Non siamo più abituati a farlo, siamo pigri e forse abbiamo anche un po’ di paura del futuro, ecco il perché sempre più spesso si rimane fermi o al contrario si viaggia pericolosamente senza una chiara meta, evocando ruoli ed etichette che illuminano solo l’ego di chi le esterna.

Un nuovo paradigma, quello dell’ascolto, che consentirà un nuovo modello di ingaggio associativo, in cui al centro rimane la persona e la sua capacità di essere ascoltato e ascoltatore.


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Essere una startupper significa prendere rischi e compiere sacrifici

Alessia Russo, classe 2000, ha 19 anni ed è un’imprenditrice. Insieme al fratello Simone ha fondato in Silicon Valley la Drone Guardy, azienda innovativa che ha unito la tecnologia di droni al tema della sicurezza.

Cosa vuol dire oggi essere considerata una startupper di successo internazionale?

Essere una startupper significa innanzitutto prendere dei rischi e compiere dei sacrifici. Dedicando anima e corpo alla propria idea, coltivandola e facendola crescere al fine di raggiungere l’obiettivo: creare valore e ricchezza. L’idea conta solo in minima parte, ci sono moltissime belle idee al mondo, ma la maggior parte rimangono irrealizzate. Ci vogliono entusiasmo e passione per portare avanti la propria visione, senza scoraggiarsi se si presentano ostacoli davanti. Molti startupper definiscono la loro startup come la loro creazione, il loro “bambino” da aiutare a crescere e difendere con i denti e con le unghie, no matter what! Perché? È molto più che un’idea, è una visione di vita.

Alessia, come è nata la tua passione per i droni che poi si è trasformata in lavoro?

É iniziato durante il mio anno all’estero a Vancouver. In Canada c’è una mentalità completamente diversa dall’Italia. Tutti i miei coetanei avevano un lavoro e si autofinanziavano, alcuni avevano aperto organizzazioni non-profit o vere e proprie imprese. Così ho deciso di cercarmi un’occupazione e ho cominciato a dare ripetizioni di matematica, fisica, chimica in inglese, per poi fare uno stage in un’istituzione finanziaria di investimenti. A Vancouver non mi sono mai sentita in pericolo, é una città in cui c’è molta sicurezza. Una volta tornata in Italia ho cominciato a parlare con mio fratello che si occupa di droni. Ho pensato di utilizzarli per migliorare la sicurezza delle nostre comunità e prevenire i crimini, cercando di diffondere quel senso di sicurezza che avevo sperimentato nella mia avventura oltreoceano. Con una capillare rete di piloti, un drone può partire e raggiungere qualsiasi luogo, anche il più inaccessibile, in meno di dieci minuti, restituendo immagini in alta risoluzione in tempo reale e da varie angolazioni. Se scatta l’allarme nella nostra proprietà, con il drone io posso controllare sul mio cellulare o tablet cosa sta succedendo in tempo reale. È un metodo più preciso delle telecamere che a volte non consentono di vedere in maniera accurata.

L’Italia, rispetto ad altri luoghi di contaminazione e di visione imprenditoriale innovativa, in Europa e nel mondo, cosa offre e in cosa ancora è deficitaria?

In Italia molte aziende si stanno adeguando ai nuovi modelli di sviluppo imprenditoriale e tecnologico, tuttavia rispetto ai corrispettivi europei e mondiali, sembrano sempre un po’ arrancare, principalmente perché mancano i fondi e la volontà di puntare sulla ricerca di nuove soluzioni più efficienti come l’intelligenza artificiale. In parte, manca anche la visione della direzione in cui ci stiamo muovendo. In un mondo globalizzato come il nostro, è essenziale anticipare la direzione del cambiamento, l’Italia sembra invece seguire la fiumana ed è per questo che ci rimangono le briciole.

Si pensa che l’idea imprenditoriale sia tutto, che il processo di comunicazione e quindi di visibilità e quindi di conoscenza e affermazione, sia una diretta conseguenza. E’ stato davvero così anche per te? I fondamenti di comunicazione, come un sito, una visibilità social e mediatica, sembrano aspetti secondari. Non è un’occasione sprecata?

In questo mondo multiforme e dinamico, marketing e comunicazione sono parole d’oro che non vanno assolutamente sottovalutate. Ovviamente se si vuole creare qualcosa di concreto bisogna avere una buona base, un’idea imprenditoriale ben definita. Tuttavia, bisogna ricordarsi che il confronto con altre realtà e opinioni aiuta a dare forma al proprio progetto. Attraverso il branding e la pubblicizzazione del proprio prodotto si ottengono importanti feedback dal pubblico e una serie di leads che possono portare a future partnerships lavorative. Perciò nella nuova era tecnologica sito internet e pagina Facebook/Instagram sono strumenti essenziali che permettono di fare pubblicità a basso costo.

Il nostro è un Paese per giovani che vogliono sperimentare e crescere nell’innovazione? Se lo è, cosa serve per migliorarsi? Se non lo è, cosa manca per diventarlo?

Purtroppo ad oggi rispetto ad altri Paesi, l’Italia non punta ancora abbastanza sull’innovazione e sui giovani. Ci sono diverse realtà che hanno cominciato importanti percorsi volti a crescere e sperimentare, come ad esempio il Politecnico di Torino, tuttavia manca l’organizzazione a livello nazionale per poter scalare queste iniziative e fermare l’emorragia di laureati che emigrano all’estero per trovare condizioni lavorative migliori.