L’economia internazionale è scossa dalle tensioni geopolitiche e, al momento, il futuro resta incerto. Al Forum TEHA 2026, tenutosi dal 4 al 6 settembre, il tema dell’incertezza economica è stato affrontato senza sconti, ma anche senza uno sguardo necessariamente pessimista.
L’Italia, intanto, tiene:
- PIL: +0,2% nel secondo trimestre e +1% su base annua
- Crescita 2026 stimata allo 0,8%
- Export: +4,5% nel primo semestre
Numeri che raccontano la resilienza dell’economia italiana.
Nel corso del Forum di Cernobbio, però, è emerso con forza un punto: saranno i prossimi anni a fare la differenza, soprattutto con la conclusione del PNRR. Non basta aver costruito infrastrutture e avviato progetti: bisognerà gestire e valorizzare ciò che resta, affinché gli investimenti realizzati contribuiscano concretamente alla crescita del Paese.
Secondo il TEHA Club Economic Indicator, sondaggio sottoposto a 400 imprenditori italiani — dove +100 rappresenta la massima fiducia e -100 la completa sfiducia — a settembre 2026 l’indice si attesta a 37 punti.
Il dato è in calo rispetto ai trimestri precedenti, coerentemente con l’attuale fase di incertezza, ma resta comunque in territorio positivo.

Le prospettive a sei mesi relative al business (29,3) e agli investimenti (29,3) mostrano un leggero rallentamento. In controtendenza, invece, le aspettative sull’occupazione, che salgono a 34,8.
Nel complesso, quindi, i dati presentati al Forum TEHA non delineano uno scenario pessimista per l’economia italiana, quanto piuttosto una fase caratterizzata da prudenza e cautela.



C’è poi un dato che permette di allargare lo sguardo oltre i confini nazionali: il Global Attractiveness Index (GAI), sviluppato da TEHA con Amazon, Philip Morris Italia e Toyota Material Handling Italia, che misura l’attrattività di 146 economie nel mondo.
L’indice confronta le diverse economie con il “best performer”: gli Stati Uniti, al primo posto con un punteggio di 100. Al secondo posto troviamo la Cina, seguita da Singapore, che quest’anno sale in terza posizione superando la Germania.
L’Italia si conferma al 17° posto, registrando però un leggero miglioramento del proprio punteggio, che passa da 60,8 a 62,1.
Piccoli passi, ma nella direzione giusta.