Un bagno nell’innovazione italiana. Le nuove tecnologie italiane che scrivono il futuro del nostro Paese

13 Luglio 2022

L’intervista esclusiva ad Emanuele Kottakhs, ceo di Jamin Portofino per Imprese di Talento

Emanuele Kottakhs, Ceo & Founder di Jamin Portofino

Emanuele Kottakhs, Ceo & Founder di Jamin Portofino

Vestiti, cibo, vino. Il Made in Italy, variamente inteso, vale quasi 140 miliardi di euro. In tempi difficili ha tenuto in piedi il nostro Paese. Tuttavia, pur basando la propria essenza sui concetti di “tradizione” e “qualità” non può limitarsi a “galleggiare”, ma per guardare al futuro con ambizione e prospettive deve spesso fare un “bagno” di innovazione, immergersi nelle novità, affidarsi a chi ha la spinta propulsiva.

Come per esempio, Jamin Portofino, società di ingegneria che ha conferito un elemento di distinguo ai produttori di vino e di distillati realizzando servizi e tecnologie per l’applicazione di tecniche subacquee di affinamento. Insomma, al posto della cantina, “il mare”. Di cosa si tratta, ma soprattutto, che posto hanno l’innovazione, la sostenibilità e le competenze nella valorizzazione di un prodotto così legato alla tradizione come quello enologico? Ce lo racconta Emanuele Kottakhs, Ceo e founder di Jamin Portofino, in un’intervista esclusiva rilasciata per il blog di Imprese di Talento.

 

L’intervista

D – Ma davvero “annegate” le bottiglie di vino? Perché? Sembra un’idea molto particolare… raccontaci di più.

“Immergere in mare prodotti vinosi sembra un’operazione semplice e alla portata di molti, ma senza consapevolezza e monitoraggio sarebbe un’azione limitata al processo di deposito, senza nessuna attesa o risultato dal punto di vista di caratterizzazione del prodotto finale. In Jamin Portofino abbiamo focalizzato la prima parte del nostro percorso nella costruzione di tecniche, brevetti e metodologie, su base scientifica, al fine di utilizzare il processo subacqueo per una vera e propria maturazione con caratteristiche specifiche atte alla caratterizzazione del prodotto finale stesso”.

D – Qual è il valore aggiunto che l’affinamento subacqueo apporta al vino?

“Sicuramente uno dei vantaggi che si ottiene dal corretto affinamento subacqueo è quello legato alla conservazione: tramite la nostra metodologia il vino mantiene le proprie caratteristiche per un tempo maggiore rispetto a quello determinato dalla tradizionale conservazione.. non è un segreto ma il vino ha una durata determinata”.

D – Ma oltre alla conservazione, i produttori di vino avrebbero vantaggi economici dall’utilizzare una metodologia come la vostra? C’è una reale differenza rispetto all’utilizzare metodologie tradizionali (magari anche meno costose)? 

“Per i produttori di vino ci sono molti vantaggi economici grazie all’affinamento subacqueo: in termini semplici, questa metodologia favorisce la non obbligatorietà di svendita su vecchie annate che solitamente crea margine ridotto ai produttori, se non addirittura negativo. Al contrario, ciò favorisce, invece, la possibile creazione di una collezione o riserva che impreziosisce il valore del vino. Ma non solo! Questa caratterizzazione consente di aumentare il valore del prodotto che risulta essere impreziosito dal percorso da noi gestito. Il costo che si avrebbe dal processo di affinamento in realtà diventa di fatto un valore aggiunto e un vantaggio dal punto di vista economico trasformandolo in attività di stato patrimoniale”

D – Sicuramente, un’idea geniale che trasforma quello che sarebbe un costo in un ricavo…

“Esattamente! I vantaggi sono molti e sicuramente è corretto confessare che questo segmento, piccola nicchia in forte crescita di vini di alta qualità, sia un indubbio acceleratore del brand e delle visibilità delle aziende da noi affiancate che favorisce tutta la linea, anche quella tradizionale… certo è che, per poterla ottenere, noi dobbiamo continuare a perseguire il risultato tramite un processo qualitativo di cui i nostri clienti devono essere consapevoli, in modo tale da scegliere un percorso  che non sia la sola “incrostazione subacquea”. Perché il consumatore, lo sappiamo, può essere impressionato dapprima dall’aspetto esteriore, ma senza un vero contenuto, ovvero una tecnica applicata ed un fine qualitativo, si rischia di danneggiare non solo il prodotto realizzato ma addirittura il brand!”.

D – Qual è il procedimento per ottenere il prodotto “perfetto”?

“Il singolo prodotto deve essere dapprima analizzato: dall’analisi del terreno, allo studio della tipologia di annata e delle tecniche di vinificazione in cantina. Per elaborare il giusto percorso di affinamento subacqueo bisogna partire da questo. Possiamo dire che, applicando una tecnica specifica, dopo l’analisi, al singolo prodotto si riesce ad ottenere una armoniosa connotazione dei sentori e degli aromi portandoli ad evoluzioni ancor più complesse, mantenendo al contempo, come dicevamo, una longevità superiore rispetto a quella della tradizionale conservazione in cantina”.

D – Ma tutti i vini possono affinare in subacquea?

“No, certamente non vale per tutti i vini e anzi, alcuni potrebbero peggiorare il loro percorso con questa tecnica. Per questo è importante analizzare e gestire singolarmente ogni vino. Ogni vino è unico e speciale e merita di essere gestito tramite un processo taylor made”.

D – L’idea sicuramente è innovativa, ma mettere delle bottiglie sott’acqua non porterà l’azienda a scontrarsi con gli ambientalisti? Insomma, non sembra essere molto sostenibile…

“Al contrario, tramite il procedimento di affinamento in subacquea e tramite la nostra tecnologia si utilizza in maniera vantaggiosa un elemento naturale di conservazione che non richiede dispendio energetico e consumi di condizionamento: l’acqua. La metodologia è importante e dà via ad un vero e proprio processo virtuoso!”.  

 

Governo dei processi, studio, applicazione delle tecnologie in maniera personalizzata e costruita ad hoc per ogni singolo prodotto risultano essere gli elementi vincenti nella strategia di Jamin Portofino. Elementi capaci di generare anche un impatto positivo sull’ambiente e in grado di conferire ancor più valore alle aziende vitivinicole che la utilizzano.

 

D- Quanto è avanzato, in generale, il settore dal punto di vista tecnologico?

Da azienda di ingegneria, il sistema DEVE essere avanzato, e questo infatti ci consente di essere punto di riferimento per le aziende agricole che affidano le loro produzioni alle nostre consulenze e servizi. Noi come Pmi innovativa investiamo una quota importante in Ricerca e Sviluppo che eccede anche i limiti nazionali, ma che in realtà vorremmo implementare maggiormente in base agli impulsi e alle profondità di analisi che siamo stimolati a ricercare”.

D – Per concludere, parliamo di capitale umano. Che ruolo ha nel successo di Jamin Portofino?

“Come azienda siamo certamente molto fortunati: in società sono presenti oltre 290 persone che, oltre alle storiche collaborazioni con Enti Universitari, a titolo esemplificativo il Dipartimento di Agraria di Firenze, possiedono competenze fondamentali e sono risorse importanti nello sviluppo e nella ricerca (sono presenti ad esempio enologi, fisici, biologi, subacquei, informatici, analisti, economi e molti tra i migliori sommelier nel panorama internazionale). Grazie alla ricerca e al lavoro quotidiano di questa varietà di figure di alto profilo ogni anno depositiamo migliaia di dati analizzati (per ogni immersione circa 96.000 scritture dati) che sono la base delle continue integrazioni sui nostri modelli di proprietà intellettuale che utilizziamo”.

 

Washington disse “L’eccellenza è fare una cosa comune in modo non comune” e sicuramente Jamin Portofino rappresenta appieno un esempio di azienda di eccellenza del panorama italiano e che merita di essere raccontata.

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